Bruno Gambacorta, Milano 1986  

Nel panorama attuale dell’arte figurativa, ricco di tendenze e di filoni perseguiti spesso più per furbo calcolo che per autentica ispirazione, l’opera di Filippo Coletti si inserisce con l’autorevolezza che deriva appunto dall’originalità, dal non seguire mode.     

Chi, come il sottoscritto, s’intende più di immagini in movimento (leggasi: cinema) che di immagini statiche, non può non apprezzare i mosaici di Coletti, così colorati e movimentati, e certe figure umane così vitali, così napoletane da potersi riferire contemporaneamente alla Palepoli greca o alla Napoli odierna, quella di Blues metropolitano o di Mi manda Picone…