Gioacchino Li Causi, Varese 1988


La sottile analisi critica della realtà, offertaci dall’arte di Filippo Coletti, non conosce soste, né il limite della contemplazione fine a se stessa. Questo aspetto inequivocabile del risultato visivo si collega appropriatamente alla natura stessa di un animo d’artista desideroso di proporre in forme originali il suo modo d’intendere le cose, il mondo, le dinamiche dell’esistenza.

    Coletti esplicita una visione d’insieme che è frutto d’attenta disamina interiore, ed ha raggiunto attraverso vari periodi una essenziale, quanto funzionale espressività, che attinge la sua logica dal magico proporsi di intuizioni e di esemplificazioni, sottese da una surreale concezione.

    Così nei suoi quadri lo spazio s’infittisce di immagini, che stimolano la fantasia nella direzione di una ricerca, non condizionata, di frammenti di verità, da ricomporre attorno al nucleo centrale di un messaggio prevalentemente rivolto all’uomo contemporaneo, che qua e là compare, come simbolo o come un protagonista esso stesso delle molteplicità emozionali suggerite da quadro.

    L’arte di Coletti si propone quindi come pienamente godibile, anche perché si avverte che l’atteggiamento dell’autore non si confina in un moralismo facile e di maniera; tutt’al più si vela di un’ironia discreta e affabile, lasciando ampio spazio alla fantasia anche sul piano squisitamente tecnico, in una libertà d’espressione ove l’elemento cromatico risulta sempre ben equilibrato e sorretto da un valido gusto.