L’arte di Filippo Coletti.


Raffaele Di Gorga, Milano 1985


Filippo Coletti è un artista, che pur nella sua calma esteriore, è instancabile nel suo lavoro alla ricerca di forme e tecniche nuove. Ricercatore appassionato, ha percorso già molte vie nell’arte; e naturalmente prima di guardare avanti e di essere rapito dalle passioni correnti e dalla storia del secolo, non poteva mancare all’appuntamento con l’esperienza classica, in cui l’artista risente della formazione tecnica, delle regole di studioso attento e rigoroso e dei precetti accademici che all’inizio della carriera hanno in parte soffocato l’istinto della sua libertà e l’innato sentimento peculiare della sua origine partenopea. Nonostante le restrizioni accademiche, già vediamo nella produzione di Coletti giovanissimo le fughe della sua fantasia, la trasfigurazione poetica della realtà, la serena malinconia e la rassegnazione pacata e poetica delle sue figure.

    Dopo questo primo periodo classico, in cui Coletti sfoga le sue malattie infantili di artista giovane e passionale, insorge il desiderio ansioso di nuove vie, per cui il giovane, divenuto figlio del suo tempo, influenzato dal ciclone rivoluzionario dell’arte contemporanea, pur rimanendo fermo e attento osservatore critico, intraprende nuove esperienze, ad esempio nel campo della scultura: e siamo al periodo delle Poltrone; è ancora evidente in queste produzioni scultoree la ricerca appassionata, da parte dell’artista, della sua identità e del suo mondo; pur restando evidente l’influenza dell’espressionismo tedesco, il giovane scultore rivela già in modo sorprendente le sue capacità di artista evocatore di quel mondo materialistico, divenuto oggetto ormai di quasi tutti i pittori contemporanei; il Coletti scultore, allontanandosi da quella che è la sua naturale inclinazione, evoca un mondo occulto in modo drammatico o macabro che in seguito non troverà più posto nella sua produzione di artista più equilibrato e maturo. Fanno parte di questo periodo anche le costruzioni in vetro, che rappresentano ancora giochi artistici, ma ancora esperienze di studio e di ricerca. Di questo periodo di studioso, inoltre, sono le costruzioni geometriche di mondriana memoria.

    Nel processo storico evolutivo dell’arte moderna e contemporanea, assistiamo ad un allontanamento dal mondo fenomenico, nel senso che ciò nel quadro ha forma di elemento oggettivo viene ad assumere un significato nuovo, in quanto proiettato in un piano nuovo, viene ad assumere un significato metafisico, surreale. Ebbene, l’allontanamento dalla realtà che si esprime a volte con angoscia e pathos in molti pittori moderni e contemporanei, in Coletti si esprime a volte con ironia, a volte con rassegnazione fatalistica. Coletti passa attraverso un particolare realismo magico di alcune sue rappresentazioni, ove le cose fenomeniche non appaiono come esistenti nella natura, bensì spoglie di tutte le scorie contingenti, quindi magiche, come proiettate in una atmosfera di fiaba.

    Da questo realismo magico era facile per Coletti passare all’esperienza metafisica, dove sogno e realtà si fondono in modo altrettanto magico; e quindi al surrealismo, attraverso il quale l’artista, scrollandosi di dosso, alla maniera dei surrealisti, tutte le convenzioni e le regole, arriva al periodo della sua migliore produzione. Incomincia con l’esperimento surrealista dell’accoppiamento alogico e irrazionale, fino ad arrivare ai suoi collages e al suo mondo fiabesco.

    I collage di Coletti sono delle costruzioni alogiche dominate dalla figura dell’uomo che appare qua e là in un raccapricciante inquadramento ironico; ricordano il lamento di Rilke, dell’uomo infinitamente solo tra le cose; ma questi di Coletti non sono collage che vogliono rappresentare la sorte dell’uomo in modo patetico e drammatico, bensì in modo ironico: un modo ironico addolcito però da quel sentimento partenopeo di rassegnazione che sa di malinconia e fatalismo.

    Sembrano più riuscite le rappresentazioni affascinanti del suo mondo fiabesco, un mondo fantastico, un mondo di sogno che segue con entusiasmo e passione. Il solo luogo in cui vive questo mondo è lo sfondo cromatico della tela; la spazialità quindi si riduce alla superficie del quadro che diventa come una lavagna, su cui si proietta la forza magnetica delle immagini. È un mondo straordinario, popolato di esseri umani e non umani, individui reali e irreali che insieme vivono momenti altrettanto reali e irreali; animali piccoli e grandi che sono dei mostri, ma la cui mostruosità è piacevole. Il mondo fiabesco, scaturito dalla fantasia sfrenata di Coletti, è popolato di individui che divertono perché conducono lontano e invitano a vivere quella vita di sogno, individui di sogno quindi, a volte mostruosi, ma dilettevoli. E tutti gli abitanti di questo mondo, fatti per lo più di filamenti aggrovigliati, vivono una vita strana, una vita che forse vorremmo vivere tutti, una vita in cui anche il dramma diventa un gioco, una vita in cui tutti gli aspetti, anche i più assurdi, diventano momenti di gioia paradossale, ma autentica. Nella rappresentazione di questo mondo extra-ordinario la pittura di Coletti diventa poesia.