Joe Pieracci, Locarno 1997


L’arte di Filippo Coletti esige, per essere penetrata, un atteggiamento di disponibilità che sfiora l’abbandono; il suo universo, infatti, è un mondo a sé, in costante divenire, fatto di gioco e di infinito. La sua espressione artistica deriva dall’inconscio e dall’istinto, è semplice e gioiosa, basata sull’effervescenza pittorica, la fusione (collages, mosaici, fotocopie) e la leggerezza.

    Coletti si getta sull’immaginazione in movimento e, con la fantasia, ne rivoluziona il significato e significante, fissandola in modo spontaneo e sincero. Vuole così celebrare la commedia umana, la teatralità quotidiana, che per anni vissuto nella sua Napoli natale: …un microcosmo originale fatto di allegria, gioia e creatività, comicità, fatalismo e nostalgia.

    La sua ricerca è sospinta da una inclinazione poetica di fondo e si sfoga in un’istantaneità allegorica dominata dalla sensibilità, dalle visioni interiori e dai propri personali valori esistenziali. Basa il suo discorso creativo sui principi dell’equilibrio di forme e colori, scompone le forme dei propri elementi chiave e le ricompone talora in pure armonie astratte, altre volte in trasfigurazioni astratto-concrete di forte impatto visivo. Ogni sua opera è un viaggio tra materiali diversi da usare, riutilizzare o riciclare; uno stacco tra nuove immagini svincolate da un reale banalmente ripetitivo grazie all’ironia e alla finezza degli accostamenti e delle forme. Coletti rifà la realtà filtrandola attraverso i suoi moti interiori: una realtà che diviene così un misto di eternità  e di umana fragilità che ci rende la sua opera infinitamente cara, consolante e insostituibile.