Gerardina Mancino, Legnano 1989


Versatilità e ironia, non disgiunte da una poetica espressiva che si espande in più percorsi. Queste le coordinate entro cui opera il pittore-scultore Filippo Coletti.

    Nonostante gli studi di rito, liceo artistico e accademia di Belle Arti di Napoli, ha il pregio non comune di ricercare, osservare e proporre con fresca curiosità, ed è questo un merito che va valorizzato in quanto gli consente, senza inibizioni di sondare e di misurare e di misurare la propria ricerca espressiva nelle direzioni che sente congeniali alla sua natura prevalentemente eclettica. Certamente non risultano vuote per lui la lezione di Baj e di messaggi anticonformi della Pop-Art.

    Ma il modo di elaborare questi vissuti culturali è connotato soprattutto da una spregiudicata drammatizzazione di quegli aspetti più ovvii e riciclati perché filtrati dalla sua capacità di vivere l’essere pittore o scultore come un gioco le cui regole vanno verificate volta per volta con le proprie esigenze. Un’arte personalissima perché i suoi percorsi sono essenzialmente in divenire.

    Il materiale delle sue opere è fornito dalle infinite realtà circostanti che il suo fertile immaginario e il suo vivace senso estetico sanno cogliere valorizzando al massimo pretesti apparentemente banali.