IMMEDIATEZZA D’ESPRESSIONE

Elisa Rusca, Muralto 2005


   Collage è creazione, collage è colore, collage è vitalità, vita. Energia e gioia di vivere sono sprigionate proprio dai collages di Filippo Coletti, trasparendo da forme geometriche – perfette, mai banali, espressioni del Tutto- volti, composizioni.

   Piluccando tra una rivista pubblicitaria, il classico quotidiano e il settimanale femminile della figlia, Filippo Coletti ritaglia ciò che lo colpisce, forme, oggetti, parti del corpo, quelle “piccolezze”, quelle banalità agli occhi comuni che, ai suoi occhi, quelli dell’artista, sono boccioli di splendidi fiori in attesa di sbocciare, crisalidi bloccate nella loro statica attesa, pronte a trasformarsi in opere d’arte. L’artista diventa quindi il tramite, il mezzo per il quale questi dettagli apparentemente insignificanti trovano il loro sviluppo, apparendoci appieno nella loro natura artistica. Questo processo di trasformazione può durare anche anni, poiché spesso passa del tempo tra il recupero della forma, del frammento di carta, e la creazione del collage; capita inoltre che l’artista ritorni a lavorare su opere già apparentemente concluse, completandole ulteriormente con l’uso di matite colorate, aggiungendo nuovi frammenti cartacei, cambiando alcune piccole cose. Potremmo quindi affermare che le opere di Coletti, oltre a rinascere dall’ovvietà di una forma pubblicitaria, prendendo vita e generando qualcosa di completamente diverso dal loro contesto originale, continuano a vivere, essendo spesso rielaborate, modificate, perseguendo a mostrare tutto il loro potere d’espressione. La tecnica del collage permette dunque di interpretare nuovamente le cose del mondo, i fatti quotidiani, le banalità giornaliere: è in questo modo che possiamo vedere chiaramente, e non solo intravedere, volti di persone, musi di animali in sassi e pagnotte; ed è così che da due würstel e un pollo crudo nasce una ragazza con un cappotto di daino, così come due pezzi di carne cruda possono diventare un fiore, due labbra, un cappellino.

   Dal recupero, dunque, di frammenti di immagini si originano quindi nuove creazioni, recupero che, oltre a essere indispensabile per la realizzazione delle opere, ha anche un valore simbolico; nei collages di Coletti è infatti vivamente presente questa idea di rinascita, di trasformazione: dal vecchio si genera il nuovo, dopo la fine vi è un nuovo inizio. Tutte le sue opere sono da leggere in chiave positiva, con un ottimistico sguardo verso il futuro; un ottimismo fiducioso, quasi ingenuo, rivolto verso quello che accadrà traspare infatti da ogni sua opera, sia essa collage, disegno a matite colorate o tecnica mista. Positivismo che ci travolge, assalendoci dolcemente anche da opere con titoli tragici come Esondazione del lago Maggiore (2000, tecnica mista su tela, 50x70cm), in cui l’acqua, incredibile forza naturale che sfugge al controllo dell’uomo e tutto sommerge e porta via, è raffigurata con vivaci colori pastello. Anche in Meteorite/Asteroide colorato. Pericolo? ( 2002, tecnica mista su cartoncino, 32x45,5cm) vi è la stessa positività di visione del futuro dopo la catastrofe. Un essere umano e un animale osservano, più incuriositi che spaventati, l’avvicinarsi di un gigantesco asteroide colorato, che invece di morte e distruzione sembra portare vivacità, allegria e vita, poiché brilla su sfondo nero in un arcobaleno di colori sgargianti. Quindi, anche la fine del mondo, la fine di tutto, non è vista necessariamente come un male, poiché è come se l’artista non si soffermasse sull’attimo in sé, sul presente, ma guardasse immediatamente al futuro nel momento stesso in cui il presente è già diventato passato. Il presente, ma soprattutto il futuro, sono le chiavi di lettura delle opere di Filippo Coletti. Il passato è passato, non ha più nulla da offrire; nel passato non c’è più nulla da scoprire, nulla più da osservare in una condizione di positiva e speranzosa attesa: tutto è disillusione, disincanto, staticità, sterilità di pensiero.

   Il presente, la quotidianità, si sprigionano dai collages e dai disegni di Coletti; una ricerca di allegria nella noia, una positività ingenua perseguita fino allo stremo, come traspare perfettamente dalla sua serie dei Cerchi, dove con tratti delicati di matite dai colori pastello viene espressa l’unità del mondo (racchiuso nella forma geometrica più perfetta, il cerchio) nella sua più totale ambivalenza e varietà di forme e colori. L’interpretazione dei Cerchi rimane, ovviamente, libera, ma a chiunque capiti di osservarli, non verranno mai in mente immagini brutte, desolanti, tristi, bensì sarà invaso da sensazioni positive, lasciandosi trasportare dalla delicatezza dei colori, vivaci, ma mai aggressivi, dalla semplicità e bellezza delle forme.

   Le tecniche predilette di Coletti sono infatti, come detto, le matite colorate e i collages, perché entrambe, come dice lui stesso, “richiedono una certa manualità, ma rimangono semplici, esprimono semplicità”. Semplicità, sincerità, verità, ecco ciò che viene ricercato dall’artista; ma si tratta di verità non banali e stereotipate, bensì di piccole rivelazioni che solo certe persone sono in grado di cogliere, che si mostrano solamente agli occhi curiosi e ingenui di chi sa osservare come solo i bambini e gli artisti sanno fare. Il richiamo al Surrealismo qui è lampante: il quotidiano è infatti visto come un mondo magico, di sogno, ricco di misteri da svelare, da esplorare con entusiasmo ogni giorno. Filippo Coletti, con le sue opere, ci apre numerose finestre su questo mondo fantastico, esprimendosi in modo diretto e sincero: immediatezza d’espressione che ci fa riflettere, ci stordisce, ma che tuttavia ci rassicura sul futuro, trasmettendoci un incredibile entusiasmo capace di farci affrontare sempre con nuova curiosità e voglia di vivere le banalità della vita quotidiana.